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LA SCUOLA ELEMENTARE
Le scuole che da giovane ho avuto la fortuna di frequentare sono state le scuole elementari di Quero, le scuole medie di Valdobbiadene ed infine lo studio per acquisire il diploma di geometra che è consistita nelle tre prime classi alla scuola Riccati di Treviso e gli ultimi due anni all'Istituto geometri e ragionieri di Feltre.
La scuola che ricordo con maggiore entusiasmo è senz'altro quella elementare perché è stata quella che mi ha introdotto nel campo dello studio nel quale è sempre stato di prammatica costituire oltre l'insieme di cultura che ne forma la parte più importante e cioè ilcomportamento. Infatti per la prima volta nella mia vita mi sono reso conto del modo di fare avendo contatti con persone molto diversificate trattandosi, oltre che adulti, anche di ragazzi giovani.
Ricordo ancora oggi una regola fondamentale che la mia maestra mi ha messo così profondamente in testa che io la ho messa in pratica per tutta la mia vita. La regola è questa : ascoltate sempre i consigli che riceverete ma siate attenti di scegliere quelli giusti e di tenerli sempre in mente, fin da giovani. Fece seguito il primo consiglio sul modo di vita che è il seguente.
Si deve respirare con naso che si pulirà molto bene però non si devono usare tutte e due le narici aperte in una stessa volta. Invece con un dito bisogna chiudere una delle due narici e quindi soffiare con forza in quella aperta che si pulirà sempre molto bene. Fatto questo chiudere l'altra narice e soffiare nella seconda bene aperta.
Io garantisco che mi sono soffiato il naso, da sempre , seguendo questa regola che sto seguendo anche oggi a 94 anni con risultati ottimi ed avendo con il naso sempre libero.
Un'altra volta la maestra stava scrivendo con il gesso sulla lavagna ed il gesso si ruppe a metà. La maestra approfittò dell'occasione per consigliare una massima che riteneva importante. Si voltò alla classe e disse: vedete il gesso si è rotto ma osservate bene : anche una cosa rotta può significare qualcosa e continuò a scrivere con mezzo gesso .
Detto per primi questi consigli veramente basilari, inizio il mio racconto sulla scuola elementare,
Prima di tutto sono da segnalare le condizioni delle scuole che erano di vera povertà: non esisteva impianto di riscaldamento e noi ragazzi dovevamo portare a scuola dei pezzi di legno da ardere per scaldarci. La maestra raccomandava di portare essenze forti ed io ricordo soprattutto il carpine che nessuno di noi aveva a casa. Quindi portavamo tutt'altro. Ad esempio io portavo i rimasugli della lavorazione di falegnameria di mio papà che, essendo composta più di tutto di abete, bruciando non produceva che poco calore.
Per scrivere sul quaderno adoperavamo il pennino intinto nel calamaio di inchiostro, nel mentre la matita e la gomma da cancellare erano del tutto sconosciute.
Il pennino era un piccolo accessorio metallico ricambiabile con una punta acuminata e divisa a metà da un taglio dove si accumulava la goccia di quell'inchiostro, pronto a tracciare sulla carta bianca la sottile riga che componeva la scrittura.
Allora esisteva la scuola anche nelle frazioni spesso con una classe unica per alunni di tutte le cinque classi elementari.
Eravamo in tempi di fascismo imperante e la maestra faceva di tutto per reclamizzare questo modo dittatoriale di governare. Io ricordo che lei ci aveva tanto spiegato la bellezza e la grandezza del fascismo al punto che noi giovanissimi vedevamo nel Duce il Dio in terra. Durante la guerra d'Africa lei apriva una carta topografica e ci faceva vedere l'avanzata del nostro esercito spiegandoci che l'Italia avrebbe potuto ingrandirsi avendo nuovi e ampi terreni da coltivare. Quando poi avvenne il contrario e le nostre forze armate in Libia si andavano ritirando, la maestra ci faceva presente che era una finta ritirata fatta apposta per poi riprendere velocità e poter ripartire occupando rapidamente tutta l'area libica.
Noi avevamo la nostra divisa (io da figlio della lupa) con la quale tutti i sabato facevamo sfilate per le strade del paese allo scopo di far capire il successo del fascismo con l'entusiasmo di essere a marciare ben allineati ed in divisa.
In quei tempi, nella spiegazione delle materie scolastiche vere e proprie, si aveva cura di presentare degli esempi raccontati oppure realizzati usando mezzi rudimentali. Ad esempio per far capire le operazioni elementari come somma e moltiplicazione si usavano dei fagioli con i quali effettuare tutte le operazioni semplici. Mi ricordo in particolare le divisioni quando provvedevamo a fare tanti gruppi uguali per capire divisore, dividendo e resto .
Riguardo proprio il sistema metrico decimale racconto una storiella molto esplicativa che vista ai nostri giorni può sembrare cosa normale anche per farlo capire ai ragazzini ma tutto ciò mi è tanto piaciuto da ricordarlo tuttora.
La maestra doveva farci capire la distinzione tra le diverse classi di numeri e precisamente le unità, le decine, le centinaia, le migliaia ecc. ecc. che definivano la costituzione vera dei numeri nel sistema.
Allora nella nostra scuola elementare esisteva un solo apparecchio radio che si trovava nella sala delle riunioni dove siamo stati fatti accomodare tutti gli scolari delle cinque classi per sentire una storiella interessante e molto istruttiva .
La radio che io sentivo per la prima volta, incominciò a rappresentare con i suoni caratteristici delle persone semoventi ed inoltre con musica di accompagnamento, una gita di alcuni scolari in un bosco. Si sentivano le urla di piacere i giovani che ad un certo punto vengono disturbate da un temporale che emetteva dei forti tuoni accompagnati da un a fitta pioggia. Per noi era entusiasmante sentire proprio il runore diìei tuoni anche più forte del normale ma per noi bellissimo, essendo la prima volta che sentivamo dei suoni così ben simulati.La maestra che figurava nel racconto trasmesso dalla radio, ha fatto camminare velocemente la comitiva dei 263 scolari per arrivare ad un gruppo di casette che avevano intravisto prima equindi potersi salvare dalla pioggia che cadevba fortissima. Arrivati vicino alla prima casetta si accorsero che sopra la porta era scritto "numeri singoli " La maestra bussò alla porta chiedendo di far entrare presto la scolaresca per salvarli dalla intensa pioggia cadente. Però la addetta alla porta guardò il gruppo di scolari e disse che erano in troppi per entrare e dovevano dividersi in tanti gruppi di ragazzi che si chiamavano centinaia, decine e singoli. La maestra provvide a fare due gruppi di cento ragazzi che chiamò "due centinaia" spiegando bene che ora potevano entrare solo nella casetta delle centinaia. Restavano indietro ancora 63 ragazzi e la maestra fece sei gruppi da dieci cioè sei decine le quali a loro volta poterono entrare nella casetta delle decine ma rimasero fuori sotto la pioggia ancora sei scolari poiché essi, essendo singoli, avrebbero potuto entrare solo nella casetta appropriata e cioè quella dei "Singoli". Cosi fu fatto e la maestra spiegò che quello che avevano visto non era altro che il sistema metrico decimale nel quale i numeri erano divisi di cento in cento per formare le centinaia, in diece per dieci per le decine ed infine i singoli. In quel modo tutti gli scolari poterono entrare perché erano suddivisi a seconda della loro caratteristica di centinata, decine ed infine singoli scolari
Devo aggiungere che oltre alla trama dello spettacolo molto bella per la spiegazione svolta, a me fece molta impressione la commedia in sè stessa per i suoni, i rumori la descrizione di quei bambini in gita: in conclusione l’insieme delle scene che io non avevo mai sentito in vita mia e che mi ha colpito tanto da ricordare tutti i dettagli fino ad oggi dopo il passaggio di molti, molti lunghissimi anni ma restando ancora ben impresso nella mia mente in modo che direi indelebile e bellissimo.
Una cosa che debbo far rilevare per la sua importanza é il fatto che in paese allora si parlava esclusivamente il dialetto per cui gli alunni non sapevano proprio dialogare in italiano.
La maestra allora faceva leggere ad alta voce direttamente alunno per alunno degli episodi dei Promessi Sposi, ripetuto un paio di volte ad ogni alunno chiedendogli poi di ripetere il racconto in italiano. Ovviamente la cosa era tutt'altro che facile ma la maestra alla fine faceva rileggere per l’ultima volta l'episodio, ponendo delle domande semplici e sempre per spiegare l'episodio stesso in italiano. Ricordo la fatica per raggiungere risultati buoni e il molto impegno della maestra in questo insegnamento della lingua italiana.
Io trovo molto importante il fatto che la maestra abbia allora scelto un testo come I promessi sposi perché si tratta di un valido esempio classico di uso della lingua italiana che anche al giorno d’oggi risulta in italiano perfetto e quindi una base sublime di un italiano puro e giustamente usata per lo scopo di un insegnamento scolastico perfetto.
Per quanto riguarda l'insegnamento della matematica iniziale, veniva fatta con esempi pratici spesso costituiti da oggetti di uso comune come ad esempio i fagioli crudi che andavano benissimo per somme, moltiplicazioni ed altre operazioni elementari onde dimostrare le varie funzioni.
Per continuare degnamente questo articolo vorrei passare ad una serie di atti realmente accaduti che sarebbero effettivamente non ammessi in una scuola e, assolutamente proibito, quello che è accaduto in seguito ma che ha relazione con l'avvenimento principale,
In classe accadeva un fatto ripetuto e, come spiegato, niente affatto ammissibile. Qualche ragazzo evitava, a bella posta, la regola tassativa di accedere al bagno ogni qualvolta avesse bisogno di liberarsi di qualunque emissione. Lo scopo malvagio del ragazzo era quello di contenere a forza di muscoli i gas puzzolenti nel corpo per dopo scaricarli in classe in modo da invadere la classe di un odore nauseabondo. Queste erano le entusiastiche marachelle che i giovani si divertivano a commettere in classe
Di fatto la maestra, veniva subito messa a conoscenza dell'indecente gesto, ma non si conosceva l’autore del misfatto e, per riuscire a scoprirlo, lei escogitò un metodo sicuro dando l'incarico fisso ad uno scolaro di cui non posso fare il nome qui, il quale doveva annusare il retro di tutti gli scolari ovviamente all'esterno degli abiti per scoprire l'autore che veniva severamente rimproverato dalla maestra.
La cosa incredibile è che questo scolaro innominato ed addetto a fiutare i vari ragazzi, da adulto è poi diventato sacerdote e questo scelta era un fatto molto apprezzaro in paese come una grande occasione.
Oggi a mé quest'episodio sembra la diffusione tutt'altro che normale di gesti del tempo poiché vedo un vero colmo nella strana circostanza che tra tutti noi ragazzini oporoprio l'unico diventato sacerdote fosse stato, proprio lui, incaricato di annusare il retro di tutti gli scolari.
Di marachelle gli scolari ne combinavano molte soprattutto scrivendo di na
scosto sui quaderni di classe degli amici frasi che si ritenevano capolavori di ilarità ma che invece non erano che messaggi astrusi perchè scritti i un linguaggio che non era nè italiano nè dialetto. Infatti il nostro dialetto era ricco di nomi astrusi di oggetti veri ed in quei casi non si sapeva come tradurli in italiano. Tra questi ricordo ad esempio il nome dei cespugli di cui erano ricchi i terreni del paese ma che in dialetto i cespugli erano chiamati, al plurale i buscat nel mentre i sentieri di cui ci si serviva perché passaggi abusivi in proprietà privata erano i troi. Come si vede i nomi molto strani si riferivano di solito a oggetti o fatti illegali o illeciti. Per esempio i troi erano passaggi abusivi in proprietà privata ed un nome italiano di un passaggio abusivo non esiste per nulla. A loro volta i buscat erano soltanto cespugli che il contadino aveva pian piano fatto crescere in luoghi pubblici dove non sarebbe stato permesso di coltivare vegetazioni nemmeno se belle come quei cespugli fatti crescere in strada pubblica ma in prossimità della propria casa. Il nostro dialetto aveva anche delle strane conservazioni di parole italiane poco adatte per il dialetto stesso , Ad esempio quando uno camminando inciampa contro un sasso il dialetto ha mantenuto la parola abbastanza complessa di inciampar che in italiano è inciampare e, in questo caso, inalterato.
Sicuramente, a quel tempo di pieno fascismo, le maestre delle elementari avevano ricevuto istruzione di elogiare agli scolari in tutti i modi i vantaggi del fascismo in tutti i campi del vivere civile italiano e dalle SS tedesche al punto che queste ultime, che avevano sede a Quero nella villa Forcellini situata nei pressi della Chiesa di aQuero di Belluno, commisero un fatto assolutamente clamoroso.
L'episodio veramente raccapricciante ha avuto luogo quando i tedeschi decisero di impiccare tre partigiani ad alcuni alberi posti nella parte più a sud della Via Nazionale e, quel che è peggio, partendo da un gesto di crudeltà incommensurabile poiché i tedeschi avevano deciso che al turpe spettacolo dovevano assistere gli scolari delle elementari di Quero.
La maestra, durante tutta l'operazione, diede ordine tassativo ai ragazzini di chiudere gli occhi al suo ordine e di non riaprirli finché lei stessa non avesse dato il contrordine di girarsi indietro e solo allora aprirli. Mio fratello italo aveva allora sette anni e frequentava la seconda elementare. La maestra Rago , accompagnando la sua classe al crudelissimo spettacolo , spiegò bene agli scolari di chiudere e riaprire gli occhi come spiegato. Mio fratello assistette alla tristissima cerimonia ma, come da disposizione, non vide nulla. Egli qualche anno dopo scrisse l'appunto che allego con il quale spiega la realtà.
«Collegato a Piazza Mazzini e alla carissima Maestra Rago, ho un ricordo della mia infanzia tuttora vivissimo, probabilmente perché rinfocolato spesso da mio padre a mia madre. Correva l’anno 1945 (ndr, era il 1944, settembre) ed io e i miei coetanei frequentavamo la seconda elementare. Il fabbricato delle vecchie scuole, dove avevamo frequentato la prima classe, era stato requisito dai tedeschi, per ospitarvi tutti coloro che transitavano per Quero. Per la seconda eravamo ospiti del sig. Tessaro in una stanza del pianterreno di un fabbricato ancora esistente, anche se disabitato, un pochino più avanti, a destra, sulla strada verso Fener.
Una bella mattina vennero a confabulare con la maestra i tedeschi, che dovevano farci assistere ad uno spettacolo (a sette anni!): l’impiccagione di tre partigiani. La maestra ci ordinò (se sapeva ordinare bene la Maestra Rago!): “Ragazzi, in fila, dobbiamo uscire e ricordatevi, appena saremo fermi e in ordine chiudete forti gli occhi. Io sarà alle vostre spalle. Solo quando vi dirò – giratevi – vi girete verso di me e solo allora aprirete gli occhi e torneremo in classe”. Non vedemmo lo spettacolo, almeno io non lo vidi. Ancora grazie, Maestra Rago».
Io credo che questo sia un esempio parlante per dimostrare la situazione del paese in quei tempi e contemporaneamente quello che succedeva anche nella scuola comunale.
Ritengo sia interessante anche che io riferisca quale era la condizione reale nella mia famiglia anch'essa, come accadeva a tutti, anche ai miei familiari era imposto il rispetto o addirittura l'ammirazione piena per il fascismo ed in dettaglio per l'operato di Benito Mussolini il cosiddetto Duce.
Noi scolari eravamo stati istruiti in tutti i modi e tutti ci sentivamo obbligati ad adorare Benito Mussolini che dovevamo considerare l'autore del massimo progresso dell'Italia. Sia io che mio padre eravamo possessori di una divisa fascista che avremmo dovuto vestire per partecipare a tutte le cerimonie, cosa che io ho fatto puntualmente essendo questo l'ordine di mia mamma. Chi era contrario era mio papà il quale la sua divisa si rifiutò sempre di indossarla nonostante le implorazioni di mia mamma la quale continuava a dirgli che sarebbe rimasto senza lavoro in quanto, essendo falegname in proprio, senz'altro sarebbe diventato un disoccupato. Devo assicurare che mio papà non partecipò mai a nessuna sfilata in divisa e, nonostante questo, le persone civili di Quero oppure anche investite di autorità, non gli negarono mai il lavoro di falegname ed egli continuò a costruire camere da letto per i nuovi sposi, senza che mai nessuno gli si rivolgesse contro.
A mio avviso quella propaganda fascista che incuteva terrore a tutta la popolazione nei piccoli comuni come il mio era molto approssimativa.
La stessa situazione non era quella delle scuole dove sussisteva una vera pressione morale per appoggiare il fascismo. Io stesso devo confessare che quando frequentavo le scuole elementari ero veramente convinto che il fascismo fosse il toccasana per tutti, fatti salvo naturalmente gli atti che accadranno più tardi quando la scuola elementare di cui sto raccontando era finita da anni.
Devo ammettere però che i ricordi di quella scuola sono incisi profondamente nella mia memoria
La guerra finì nell'anno 1945 e quindi perdurò per tutto il periodo delle mie scuole elementari e le nostre maestre non ebbero nessuna difficoltà a perorare il fascismo anche a noi scolaretti,
anche perché molti di noi non sapevamo cosa avremmo ricevuto da quel fascismo cosi ben reclamizzato.
Finire la quinta elementare per un ragazzino come me è stata senza dubbio una soglia importante non sapendo se avessimo mai più frequentato scuole nella nostra vita.
Certamente ognuno di noi sentiva di essere passati ad uno stato molto diverso avendo davanti agli occhi la possibilità di dovere trascorrere la vita non più allo studio ma al lavoro.
Occorre precisare che in quei tempi nei paesi trionfasse l'usanza principale che era quella di abituare i ragazzi al lavoro dei campi, allora giudicata l'impiego di tutta la popolazione comunale.
Io invece ho avuto la fortuna di continuare un po ' gli studi fino ad arrivare al diploma che mi ha consentito di passare dalla vita di ragazzo a quella di professionista e dipendente allo stesso tempo.
Devo però ammettere che il periodo della scuola elementare è quello che , della mia fortunatamente lunga vita , quello che ricordo con più piacere è quello della scuola elementare per le sue caratteristiche relative alla mia apertura alla vita con modalità che non sono assolutamente dimenticabili.